Embolia e trombosi dopo il ricovero: risarcimento per mancata profilassi
Dopo un intervento o un lungo allettamento arriva la trombosi o l'embolia polmonare. Se l'ospedale non ha fatto la profilassi antitrombotica può essere errore medico risarcibile.

Aggiornato a luglio 2026
Un intervento riuscito, un ricovero tranquillo, le dimissioni. Poi, a distanza di giorni, la gamba gonfia, il dolore al polpaccio, il fiato corto. Trombosi venosa profonda, a volte embolia polmonare. Ti dicono che sono rischi noti della chirurgia e dell'allettamento. Vero. Ma proprio perché sono noti, l'ospedale ha il dovere di prevenirli con la profilassi antitrombotica. Quando non lo fa, o lo fa male, quella complicanza può diventare un errore medico risarcibile.
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Cos'è la profilassi antitrombotica e perché è dovuta
Chirurgia, immobilità prolungata, fratture, alcuni quadri clinici: sono situazioni che aumentano in modo conosciuto il rischio di formazione di trombi. La medicina ha da tempo protocolli precisi per gestirlo: farmaci anticoagulanti come le eparine, calze elastiche compressive, mobilizzazione precoce del paziente.
La valutazione del rischio tromboembolico è parte integrante delle regole dell'arte. Ogni paziente ricoverato per un intervento o allettato a lungo va inquadrato: fattori di rischio, tipo di chirurgia, storia personale. Da quell'inquadramento discende la profilassi adeguata. Non è una scelta discrezionale, è uno standard di cura.
Il punto giuridico è lo stesso di ogni caso di responsabilità sanitaria: distinguere la complicanza inevitabile dall'evento che una condotta corretta avrebbe evitato.
Quando la trombosi diventa errore medico
Il punto giuridico è lo stesso di ogni caso di responsabilità sanitaria: distinguere la complicanza inevitabile dall'evento che una condotta corretta avrebbe evitato. Una trombosi può verificarsi anche con profilassi perfetta. Ma diversi scenari fanno pendere la bilancia verso l'errore.
- Profilassi mai prescritta a paziente con fattori di rischio evidenti
- Dosaggio o durata del farmaco inadeguati rispetto ai protocolli
- Sospensione della profilassi senza motivo documentato
- Dimissioni senza indicazioni sulla terapia da proseguire a casa
- Sintomi riferiti in reparto e non indagati: gamba gonfia, dolore, dispnea
- Diagnosi tardiva della trombosi già in atto, con aggravamento evitabile
La prova è nella cartella clinica
Tutto quello che serve per capire se il tuo caso è risarcibile sta scritto, o clamorosamente non scritto, nella cartella clinica: la valutazione del rischio, la prescrizione della profilassi, gli orari di somministrazione, la lettera di dimissione con le indicazioni. Richiederla è un tuo diritto e la struttura deve consegnarla.
Sulla cartella lavora poi il medico legale, insieme a uno specialista, per rispondere alle due domande decisive: la profilassi era dovuta e adeguata? E se fosse stata fatta correttamente, l'evento si sarebbe evitato con ragionevole probabilità? Se le risposte sono no alla prima e sì alla seconda, la responsabilità della struttura prende corpo. La Legge 24/2017 disegna qui una responsabilità contrattuale della struttura, con termini di prescrizione di dieci anni, mentre verso il singolo medico il termine è di cinque.
Cosa si può chiedere
Le conseguenze di una trombosi o di un'embolia vanno dal danno transitorio guarito senza postumi fino a esiti permanenti seri: sindrome post trombotica, danni respiratori, limitazioni funzionali. Il risarcimento copre il danno biologico permanente e temporaneo, le spese mediche, il danno morale e le ricadute su lavoro e reddito.
Nei casi più gravi, quando l'embolia polmonare è fatale, il diritto al risarcimento passa ai familiari: danno parentale secondo le Tabelle di Milano, oltre alle voci patrimoniali. Per le lesioni di lieve entità in ambito sanitario il riferimento tabellare è la TUN, mentre per i danni gravi restano le Tabelle di Milano. La quantificazione seria arriva solo dopo la perizia medico legale.

Il percorso: prima stragiudiziale, poi eventualmente il giudice
La strada comincia quasi sempre in via stragiudiziale: raccolta della cartella, perizia di parte, richiesta formale alla struttura e alla sua assicurazione. Molte pratiche fondate si chiudono qui, con una transazione. Se la struttura nega tutto, prima della causa è previsto un passaggio obbligatorio di conciliazione, tramite accertamento tecnico preventivo o mediazione.
Sono passaggi tecnici dove la qualità della perizia pesa più di ogni altra cosa. Un caso ben documentato sul piano medico legale arriva alla conciliazione con numeri solidi e spesso la controparte preferisce chiudere. Un caso presentato male muore prima ancora di cominciare, anche quando l'errore c'era.
Gli errori da non fare
Il primo: lasciar passare il tempo. I ricordi sfumano, i documenti si disperdono e la prescrizione corre. Il secondo: accontentarsi delle spiegazioni verbali del reparto. La frase è una complicanza, capita chiude la conversazione, non la questione: la risposta vera sta nella cartella e nella perizia.
Il terzo errore è muoversi da soli contro una struttura sanitaria, che ha ufficio legale e assicurazione abituati a queste partite. La responsabilità sanitaria è la materia più tecnica dell'infortunistica: si vince con specialisti, documenti completi e una strategia costruita, non con le lettere arrabbiate.
In sintesi
Se dopo un ricovero o un intervento hai avuto una trombosi o un'embolia e la profilassi mancava o era inadeguata, non liquidarla come sfortuna: fai verificare la cartella clinica da chi lo fa di mestiere. Gruppo Fast Risarcimenti analizza gratis il tuo caso con i propri medici legali, e se ci sono i presupposti segue la pratica contro struttura e assicurazione. Nessun anticipo: paghi solo a risarcimento ottenuto.
Non te lo diciamo solo noi. Guarda chi ce l'ha gia fatta.
Errore chirurgico a Milano
L'ospedale negava ogni colpa. Abbiamo aperto la causa, ottenuto la perizia del giudice e dimostrato l'errore. Il giudice ha condannato a 142.000 euro piu le spese.
Sono molto soddisfatta del lavoro eseguito dalla Dott.ssa Denise. Ho avuto un sinistro abbastanza complicato. In breve tempo mi hanno risolto il tutto e sono già stata liquidata. Molto professionali, gentili e disponibili. Consiglio vivamente.
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Domande frequenti
L'ospedale dice che la trombosi è una complicanza nota: fine della storia?
No. Che il rischio sia noto è esattamente il motivo per cui esiste la profilassi. La domanda giusta è se la prevenzione era dovuta, se è stata fatta secondo i protocolli e se l'evento era evitabile. Risponde la perizia, non il reparto.
Come faccio a sapere se mi hanno fatto la profilassi?
Dalla cartella clinica: valutazione del rischio, prescrizioni, somministrazioni registrate, lettera di dimissione. Hai diritto a ottenerne copia dalla struttura, ed è il primo passo di qualsiasi verifica.
Quanto tempo ho per agire?
Verso la struttura sanitaria la responsabilità è contrattuale e si prescrive in dieci anni; verso il singolo medico in cinque. Meglio comunque muoversi presto: la qualità delle prove non aspetta la scadenza dei termini.
Il mio familiare è morto per embolia polmonare dopo le dimissioni: possiamo agire?
Sì, se emerge che profilassi o diagnosi sono mancate. Ai familiari spetta il danno parentale secondo le Tabelle di Milano, oltre alle voci patrimoniali. Serve la cartella clinica e una valutazione medico legale del caso.
Equipe Legale Gruppo Fast Risarcimenti. Oltre 25 anni di esperienza nel risarcimento danni, piu di 50 milioni di euro recuperati per i nostri assistiti. Le informazioni si basano su sentenze della Corte di Cassazione, decreti ministeriali e normativa vigente.
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