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Malasanità

Protesi anca o ginocchio difettosa: risarcimento per malasanità

Protesi che si mobilizza, dolore che non passa, seconda operazione necessaria. Se la protesi era difettosa o l'impianto sbagliato, hai diritto al risarcimento per malasanità.

GFREquipe Legale Gruppo Fast Risarcimenti 30 giugno 2026 5 min di lettura
Protesi anca o ginocchio difettosa: risarcimento per malasanità
Malasanità — Gruppo Fast Risarcimenti

Aggiornato a giugno 2026

Ti hanno impiantato una protesi all'anca o al ginocchio e qualcosa è andato storto. Dolore persistente, mobilizzazione del dispositivo, magari una seconda operazione già programmata. In questi casi la domanda è legittima: è colpa tua, della sfiga, oppure c'è una responsabilità medica? Nella gran parte dei casi la risposta si trova nei documenti clinici, nella scheda tecnica della protesi e nella cartella operatoria. Capire dove cercare fa la differenza tra ricevere un risarcimento e non ottenere nulla.

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Cosa si intende per protesi difettosa

Una protesi ortopedica può fallire per due ragioni principali: il dispositivo in sé è difettoso, oppure l'impianto è stato eseguito in modo scorretto. Sono situazioni diverse sul piano legale, ma entrambe possono darti diritto al risarcimento.

Un dispositivo difettoso è quello che presenta un vizio di fabbricazione o di progettazione: materiali non idonei, usura precoce, geometria dell'impianto che non rispetta le specifiche tecniche. In questo caso la responsabilità può ricadere sul produttore, sulla struttura ospedaliera che ha acquistato e utilizzato quel dispositivo, o su entrambi.

Un impianto errato è invece quello eseguito da un chirurgo che non ha rispettato le linee guida: componenti posizionati con angolazioni sbagliate, cementazione inadeguata, selezione di una taglia non corretta rispetto all'anatomia del paziente. Qui la responsabilità è del medico e della struttura.

Dopo l'intervento, un certo dolore nei primi mesi è normale.

I segnali che non devi ignorare

Dopo l'intervento, un certo dolore nei primi mesi è normale. Ma ci sono segnali che non vanno mai sottovalutati. Dolore che aumenta invece di diminuire, scricchiolii o sensazione di instabilità nell'articolazione, febbre ricorrente senza causa apparente, gonfiore che non regredisce: questi sono campanelli d'allarme.

La mobilizzazione asettica è la complicanza più frequente nelle protesi d'anca: significa che il dispositivo si è allentato dall'osso senza infezione. Spesso si scopre solo con una radiografia comparativa rispetto a quella scattata subito dopo l'intervento. Se il chirurgo non ha disposto controlli periodici, anche questa omissione può essere rilevante.

Le infezioni peri-protesiche sono invece tra le complicanze più gravi. Una contaminazione intraoperatoria, l'uso di strumenti non adeguatamente sterilizzati o una profilassi antibiotica insufficiente possono portare a infezioni profonde che richiedono la rimozione della protesi e mesi di terapia antibiotica. I danni fisici e psicologici in questi casi sono enormi.

Come si dimostra il nesso causale

Il nesso causale è il collegamento tra il comportamento del medico (o il difetto del dispositivo) e il danno che hai subìto. È l'elemento più difficile da provare, ma è quello su cui si vince o si perde la causa.

Per dimostrarlo hai bisogno di tutta la documentazione clinica: cartella operatoria completa con il lotto e il numero di serie della protesi impiantata, referti radiografici pre e post operatori, esami del sangue (in particolare i marker di infezione come PCR e VES), lettere di dimissione, referti di eventuali revisioni. Tutto questo va raccolto subito, senza aspettare.

Il medico legale, incaricato da uno studio specializzato, analizza questi documenti e confronta l'operato del chirurgo con le linee guida scientifiche vigenti al momento dell'intervento. Se l'angolo di posizionamento della coppa acetabolare era fuori range rispetto agli standard, quello è già un dato oggettivo. Se la protesi apparteneva a un lotto poi ritirato dal mercato, il discorso cambia ancora.

La perizia medico-legale non è un'opinione: è un documento tecnico che il giudice (o la compagnia assicurativa della struttura) deve valutare. Un perito qualificato sa come costruirla in modo che sia difficile da smontare.

Responsabilità del chirurgo e della struttura

In Italia, dal 2017 la responsabilità medica è regolata dalla Legge Gelli-Bianco. La struttura sanitaria risponde sempre in modo diretto per i danni causati ai pazienti, sia che il medico sia un dipendente sia che sia un libero professionista che ha operato lì. Il chirurgo risponde personalmente solo se ha agito con dolo o colpa grave.

Questo significa che nella maggior parte dei casi puoi agire contro la struttura ospedaliera o la clinica privata, che ha una polizza assicurativa. L'azione verso la struttura si prescrive in dieci anni dal fatto. Attenzione però: se vuoi agire anche contro il medico personalmente, il termine è di cinque anni.

Se la protesi era difettosa per un vizio del produttore, puoi agire anche contro il produttore e il distributore ai sensi del Codice del Consumo. In questo caso l'onere della prova si sposta in parte sul produttore, che deve dimostrare che il dispositivo non era difettoso o che il difetto non era conoscibile al momento dell'immissione in commercio.

Malasanità — approfondimento
Malasanità: ogni caso va valutato singolarmente da un legale.

I danni che puoi chiedere

Il risarcimento per malasanità da protesi difettosa comprende diverse voci. Il danno biologico permanente, cioè la riduzione definitiva della tua capacità psico-fisica, viene quantificato in punti percentuali di invalidità da un medico legale. Una protesi che ha fallito e ha lasciato postumi permanenti può valere anche 20-30 punti o più.

Poi c'è il danno biologico temporaneo per tutto il periodo di malattia aggiuntiva rispetto a quello fisiologico post-operatorio: ogni giorno di invalidità temporanea totale vale circa 100-120 euro, ogni giorno di invalidità parziale si scala proporzionalmente. Se sei stato a letto per mesi in più rispetto al previsto, questo conta.

Puoi chiedere anche il rimborso delle spese mediche sostenute: visite specialistiche, esami, farmaci, fisioterapia, eventuali cure all'estero se necessario. E se hai perso reddito perché non hai potuto lavorare, anche il danno patrimoniale va quantificato e richiesto con la documentazione adeguata (buste paga, dichiarazione dei redditi, certificazione del datore di lavoro).

I passi concreti da fare adesso

Prima cosa: richiedi copia di tutta la cartella clinica alla struttura dove sei stato operato. Hai diritto ad averla entro 30 giorni dalla richiesta. Conserva ogni documento in originale o copia conforme. Non buttare nulla: anche le ricevute della farmacia possono servire.

Seconda cosa: non firmare nulla che la struttura o la compagnia assicurativa ti propongono senza prima consultare un legale specializzato. Spesso le strutture contattano i pazienti con offerte transattive molto inferiori al danno reale, contando sul fatto che la persona sia provata fisicamente ed emotivamente e voglia chiudere in fretta.

Terza cosa: rivolgiti a chi conosce davvero questo tipo di pratiche. GFR valuta il tuo caso gratuitamente. Non anticipi nulla: il compenso si attiva solo quando il risarcimento viene ottenuto. È il modo più sicuro per sapere se hai un caso e quanto puoi ottenere, senza rischiare un euro.

In sintesi

Una protesi che fallisce non è una fatalità accettabile in silenzio. Dietro c'è spesso un errore evitabile: nel posizionamento, nella scelta del dispositivo, nei controlli post-operatori. Hai il diritto di sapere cosa è successo e, se c'è stata una colpa, di essere risarcito. La valutazione gratuita di GFR è il primo passo: zero anticipi, nessun rischio, paghi solo se ottieni il risarcimento.

Storie vere

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Caso reale

Errore chirurgico a Milano

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142.000 €

L'ospedale negava ogni colpa. Abbiamo aperto la causa, ottenuto la perizia del giudice e dimostrato l'errore. Il giudice ha condannato a 142.000 euro piu le spese.

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Sono molto soddisfatta del lavoro eseguito dalla Dott.ssa Denise. Ho avuto un sinistro abbastanza complicato. In breve tempo mi hanno risolto il tutto e sono già stata liquidata. Molto professionali, gentili e disponibili. Consiglio vivamente.

Maura Avanzi
Novembre 2025 · Recensione verificata

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Mehdi Mountadir
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Contenuto revisionato da Gabriele Marchi, Fondatore e Responsabile Editoriale. La nostra redazione di avvocati civilisti e medici legali valida ogni articolo prima della pubblicazione.

Domande frequenti

Quanto tempo ho per fare causa per malasanità da protesi difettosa?

Hai dieci anni dalla data in cui hai scoperto (o avresti dovuto scoprire) il danno per agire contro la struttura sanitaria. Per agire contro il medico personalmente il termine è cinque anni. Conviene però muoversi prima: le prove si deteriorano e i testimoni si dimenticano. Se hai dubbi, chiedi subito una valutazione.

Devo dimostrare che il chirurgo ha sbagliato o basta che la protesi non funzioni?

Non basta che la protesi non funzioni: devi dimostrare che c'è stata una condotta colposa (del chirurgo o della struttura) oppure un difetto del dispositivo, e che da quella condotta o da quel difetto è derivato il tuo danno. Per questo serve una perizia medico-legale qualificata, non una semplice visita.

Posso chiedere il risarcimento anche se la seconda operazione è già avvenuta?

Sì, anzi: i danni della revisione chirurgica (nuovo ricovero, riabilitazione aggiuntiva, ulteriore periodo di malattia) si sommano a quelli dell'intervento originale. La seconda operazione è spesso la prova più evidente che qualcosa è andato storto nella prima.

La struttura mi ha già proposto un accordo. Devo accettare?

Non accettare prima di consultare un esperto. Le offerte iniziali delle assicurazioni delle strutture sono quasi sempre inferiori al danno reale. Una volta firmato l'accordo transattivo, di norma non puoi più chiedere nulla in più. Fai valutare l'offerta prima di qualsiasi firma.

A cura di

Equipe Legale Gruppo Fast Risarcimenti. Oltre 25 anni di esperienza nel risarcimento danni, piu di 50 milioni di euro recuperati per i nostri assistiti. Le informazioni si basano su sentenze della Corte di Cassazione, decreti ministeriali e normativa vigente.

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