Infarto scambiato per gastrite al pronto soccorso: risarcimento malasanità
Dolore al petto rimandato a casa come reflusso o ansia, poi l'infarto. La diagnosi tardiva in pronto soccorso è una delle malasanità più frequenti. Come si dimostra e cosa spetta.

Aggiornato a luglio 2026
Arrivi al pronto soccorso con un dolore al petto, sudorazione, fiato corto. Ti visitano di fretta, ti dicono che è reflusso, ansia o un colpo di stress, e ti mandano a casa. Poche ore dopo arriva l'infarto, con danni al cuore che potevano essere evitati. La diagnosi tardiva di infarto è una delle malasanità più frequenti e più gravi, perché nel cuore ogni minuto di ritardo distrugge tessuto. Vediamo quando c'è responsabilità e come si ottiene il risarcimento.
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Perché l'infarto viene scambiato per altro
L'infarto non si presenta sempre come nei film, con il dolore che stringe il braccio sinistro. A volte sembra un bruciore di stomaco, un dolore alla schiena, una nausea, un affanno. Nelle donne e nei diabetici i sintomi sono ancora più sfumati e ingannevoli.
Proprio per questo esistono protocolli precisi: davanti a un dolore toracico sospetto il pronto soccorso deve eseguire un elettrocardiogramma rapido e il dosaggio della troponina, il marcatore che rivela la sofferenza del cuore, ripetuto nel tempo. Sono esami semplici e veloci.
L'errore non è aver pensato a una gastrite, è aver dimesso il paziente senza aver escluso l'infarto con gli esami che il caso imponeva. Mandare a casa un dolore toracico senza elettrocardiogramma e senza troponina è la falla che genera la responsabilità.
Non ogni infarto dopo una visita è malasanità.
Quando c'è davvero responsabilità medica
Non ogni infarto dopo una visita è malasanità. La responsabilità nasce quando i medici non hanno seguito le regole dell'arte che il caso richiedeva. Questi sono gli scenari che più spesso configurano un errore risarcibile.
- Dimissione con dolore toracico senza aver eseguito elettrocardiogramma e curva della troponina
- Elettrocardiogramma alterato o troponina in salita non riconosciuti o sottovalutati
- Triage che assegna un codice troppo basso a un dolore al petto, con attese pericolose
- Mancato ricovero o mancato invio in emodinamica quando i segnali imponevano l'approfondimento
Il nesso di causa: il cuore lo dimostra
Nella malasanità il punto più delicato è il nesso causale: bisogna provare che il ritardo ha causato un danno che una diagnosi tempestiva avrebbe evitato o ridotto. Nell'infarto questo si dimostra bene, perché più tempo passa dall'occlusione, più muscolo cardiaco muore.
Se una diagnosi tempestiva avrebbe permesso di aprire l'arteria in tempo, salvando la funzione del cuore, e invece il ritardo ha lasciato una cicatrice ampia con scompenso, il collegamento tra errore e danno è tecnicamente solido. Lo certifica la consulenza medico-legale.
Anche nel caso più drammatico, il decesso del paziente, i familiari possono agire. Se si prova che un intervento tempestivo avrebbe con ragionevole probabilità evitato la morte, agli eredi spetta il risarcimento del danno da perdita del rapporto parentale.

Cosa spetta e come si quantifica
Se sopravvivi ma con un cuore danneggiato, il risarcimento copre il danno biologico permanente legato alla ridotta funzionalità cardiaca, valutato in punti di invalidità dal medico legale, più il danno temporaneo del ricovero e della convalescenza.
Si aggiungono il danno morale per la sofferenza e la paura vissuta, le spese mediche e, se non puoi più svolgere il tuo lavoro come prima, il danno patrimoniale da ridotta capacità lavorativa. Un infarto esteso con limitazioni può valere un risarcimento importante.
In caso di morte, agli eredi spetta il danno da perdita del rapporto parentale, quantificato con le tabelle di Milano in base al legame con la vittima, oltre alle spese e all'eventuale perdita del sostegno economico che la persona garantiva alla famiglia.
Le prove da mettere insieme subito
La prima cosa è la cartella clinica completa dell'accesso al pronto soccorso: il verbale di triage con il codice assegnato, gli esami eseguiti o non eseguiti, gli orari e la lettera di dimissione. Va richiesta subito, perché fotografa cosa hanno fatto e cosa hanno saltato.
Poi serve tutta la documentazione del ricovero successivo, quello in cui l'infarto è stato finalmente riconosciuto e curato: coronarografia, ecocardiogramma, referti di dimissione. È il confronto tra i due accessi che rende evidente il ritardo.
Su questo materiale lavora il medico legale, che stabilisce se la condotta è stata corretta e se il ritardo ha inciso sul danno. Senza cartella clinica ordinata non si va da nessuna parte, per questo il primo passo pratico è sempre acquisire gli atti.
In sintesi
Un dolore al petto liquidato come gastrite e rispedito a casa senza gli esami giusti non è sfortuna, è un errore che il cuore paga. Se a te o a un tuo familiare è successo, hai diritto a far valutare il caso, e nell'infarto il nesso tra ritardo e danno si dimostra spesso con chiarezza. Gruppo Fast Risarcimenti acquisisce la cartella clinica, la fa esaminare da medici legali specializzati in responsabilità sanitaria e porta avanti la richiesta. Valutazione gratuita, nessun anticipo: paghi solo a risarcimento ottenuto.
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Errore chirurgico a Milano
L'ospedale negava ogni colpa. Abbiamo aperto la causa, ottenuto la perizia del giudice e dimostrato l'errore. Il giudice ha condannato a 142.000 euro piu le spese.
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Domande frequenti
Se mi dimettono con una diagnosi sbagliata e poi ho l'infarto, è malasanità?
Può esserlo se davanti a un dolore toracico non hanno eseguito gli esami che il caso imponeva, come elettrocardiogramma e troponina. L'errore non è aver pensato ad altro, è aver dimesso senza escludere l'infarto con gli accertamenti dovuti.
Come si prova che il ritardo ha causato il danno?
Con la consulenza medico-legale sul nesso causale. Nell'infarto è dimostrabile perché il muscolo cardiaco muore col passare del tempo: se una diagnosi tempestiva avrebbe salvato la funzione del cuore, il collegamento tra errore e danno è solido.
Cosa spetta se il paziente è morto?
Agli eredi spetta il danno da perdita del rapporto parentale, quantificato con le tabelle di Milano in base al legame con la vittima, più spese ed eventuale perdita del sostegno economico. Occorre provare che un intervento tempestivo avrebbe con probabilità evitato il decesso.
Quali documenti servono per iniziare?
La cartella clinica completa del primo accesso al pronto soccorso, con triage, esami e lettera di dimissione, e quella del ricovero in cui l'infarto è stato riconosciuto. Il confronto tra i due accessi evidenzia il ritardo. Vanno richiesti subito.
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