Malasanità odontoiatrica: risarcimento per impianto dentale fallito
Impianto dentale fallito, infezione, dolore cronico. Se il dentista ha sbagliato diagnosi, pianificazione o tecnica, hai diritto al risarcimento. Ecco come dimostrarlo.

Aggiornato a giugno 2026
Hai speso migliaia di euro per un impianto dentale. Ti hanno promesso un sorriso nuovo, e invece ora hai dolore, infezione, osso che si riassorbe e un impianto che si muove o che è già caduto. Sei in questa situazione? Non è normale, e soprattutto non è colpa tua. Se il dentista ha sbagliato qualcosa, hai diritto al risarcimento. Qui ti spieghiamo come funziona, cosa devi documentare e come capire se il tuo caso è da portare avanti.
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Quando un impianto dentale "fallisce" per colpa del dentista
Un impianto può fallire per motivi che non dipendono dal professionista: una condizione sistemica del paziente, un osso con scarsa qualità minerale, una risposta immunitaria imprevedibile. Ma nella maggior parte dei casi di impianto fallito che arrivano alla nostra attenzione, c'è un errore professionale alla radice.
Gli errori più frequenti sono tre. Primo: diagnosi inadeguata prima dell'intervento, cioè nessuna valutazione CBCT dell'osso disponibile o ignorare una parodontite attiva che contraindica l'impianto. Secondo: pianificazione sbagliata, impianto posizionato in sede errata, angolazione che crea carichi eccessivi sulla corona. Terzo: tecnica chirurgica difettosa, surriscaldamento dell'osso durante la fresatura, mancato rispetto dei protocolli di sterilità, vite inserita con torque eccessivo.
Qualsiasi di questi errori può portare alla perimplantite, alla perdita ossea, alla mobilità dell'impianto e infine alla sua rimozione. E quando arriva a quel punto, il danno è già fatto: hai perso i soldi, hai perso tempo, e ti ritrovi con meno osso di prima.
La perimplantite è un'infezione batterica che colpisce i tessuti intorno all'impianto, osso compreso.
La perimplantite: cos'è e quando è colpa del dentista
La perimplantite è un'infezione batterica che colpisce i tessuti intorno all'impianto, osso compreso. Somiglia alla parodontite ma è ancora più aggressiva perché l'impianto non ha il legamento parodontale che fa da barriera naturale.
Non ogni caso di perimplantite è imputabile al dentista. Ma se il professionista non ti ha istruito correttamente sull'igiene orale, se non ha eseguito controlli periodici, se non ha riconosciuto i primi segni (sanguinamento alla sonda, tasche perimplantari profonde) o se ha posizionato l'impianto in un sito con igiene orale scadente senza prima bonificare la situazione, allora c'è colpa.
Anche il tipo di impianto e la qualità dei materiali contano. Se hai usato prodotti non certificati o di qualità inferiore senza informarti, è un'ulteriore voce di responsabilità.
Il consenso informato: la prima cosa da controllare
Il consenso informato non è un foglio che firmi per liberare il dentista da ogni responsabilità. È un documento che certifica che ti sono state spiegate le alternative terapeutiche, i rischi dell'intervento, le probabilità di successo e le complicanze possibili.
Se non hai firmato un consenso informato, o se il documento era generico ("acconsento al trattamento odontoiatrico"), il dentista ha già un problema. La mancata o carente informazione è di per sé una fonte di responsabilità, indipendentemente dall'esito dell'intervento.
Chiedi una copia del tuo consenso informato. Guarda se menziona esplicitamente la perimplantite, il rischio di fallimento dell'impianto, le controindicazioni relative alla tua situazione clinica. Se non c'è nulla di tutto questo, è un segnale importante.
Come documentare il danno: la cartella clinica è tutto
Il tuo caso si costruisce sui documenti. Senza documenti, anche il danno più grave diventa difficile da provare. Ecco cosa devi raccogliere subito.
- Cartella clinica completa dello studio odontoiatrico che ha inserito l'impianto (hai diritto ad averla entro 30 giorni dalla richiesta)
- Rx panoramica e CBCT pre-operatorie (se esistono) e post-operatorie
- Fotografie intra-orali che mostrano lo stato attuale dei tessuti
- Fatture di tutte le prestazioni ricevute
- Referti di eventuali visite successive presso altri odontoiatri
- Certificati medici se l'infezione ha richiesto antibiotici, ospedalizzazione o giorni di malattia
- Preventivi per il trattamento correttivo (rimozione impianto, rigenerazione ossea, nuovo impianto)

La perizia odontoiatrica: il cuore del tuo risarcimento
Un avvocato specializzato in malasanità ti dirà la stessa cosa: senza una perizia medico-legale odontoiatrica di parte, non vai da nessuna parte. La perizia è il documento che analizza la cartella clinica, confronta il trattamento eseguito con le linee guida internazionali (ITI, SICOI) e identifica dove si è verificato l'errore.
La perizia deve quantificare anche il danno economico: costo dell'impianto fallito, costo del trattamento correttivo (rigenerazione ossea, nuovo impianto o protesi alternativa), spese mediche accessorie, danno biologico se la perdita ossea o estetica è permanente.
Il danno biologico in questi casi può essere significativo. Una perdita ossea che impedisce un nuovo impianto, una cicatrice gengivale visibile, una modifica permanente del profilo del sorriso, una compromissione della masticazione: tutti elementi che il medico legale traduce in punti di invalidità permanente, con valori che possono superare i 5.000-15.000 euro solo per la componente biologica, a cui si sommano le spese patrimoniali.
Responsabilità del dentista e della struttura
Se ti sei fatto operare in una clinica odontoiatrica, non è solo il singolo dentista a rispondere. La struttura è corresponsabile per la scelta del professionista, per i materiali usati, per la gestione dell'igiene e per l'organizzazione del follow-up.
Questo ha un'implicazione pratica: la struttura di solito ha un'assicurazione professionale con massimali più alti rispetto al libero professionista singolo. Agire contro entrambi amplia le possibilità di recupero.
Se la clinica è parte di una catena o di un franchising, la responsabilità può estendersi ulteriormente. Vale sempre la pena verificare con un professionista chi risponde e con quale copertura assicurativa.
Quanto puoi ottenere: un esempio concreto
Facciamo un caso tipico. Hai pagato 2.800 euro per un impianto singolo con corona. Dopo 18 mesi l'impianto ha sviluppato perimplantite severa, è stato rimosso. Ora hai bisogno di rigenerazione ossea (1.500 euro), attesa di 6 mesi, poi nuovo impianto (2.800 euro). Totale spesa futura: circa 4.300 euro.
A questo si aggiunge il danno biologico per la perdita ossea permanente (mettiamo 3% di invalidità su un soggetto di 45 anni: intorno a 4.000-6.000 euro con personalizzazione), più le spese mediche già sostenute per antibiotici e visite, più l'eventuale danno morale per i mesi di dolore e disagio estetico.
In uno scenario del genere si può ragionevolmente ipotizzare un risarcimento totale tra 8.000 e 18.000 euro, a seconda della gravità del danno osseo e della forza probatoria della documentazione. Ogni caso è diverso, ma questo ti dà un'idea del perché vale la pena fare una valutazione seria.
In sintesi
Un impianto fallito fa male due volte: fisicamente e nel portafoglio. Se c'è stato un errore professionale, non devi semplicemente accettarlo. Gruppo Fast Risarcimenti valuta gratuitamente i casi di malasanità odontoiatrica, con professionisti specializzati che capiscono la differenza tra un fallimento inevitabile e uno evitabile. Nessun anticipo: le spese si coprono solo a risarcimento ottenuto. Se vuoi sapere se il tuo caso è da portare avanti, chiama il 800 149 694 o compila il modulo sul sito.
Non te lo diciamo solo noi. Guarda chi ce l'ha gia fatta.
Errore chirurgico a Milano
L'ospedale negava ogni colpa. Abbiamo aperto la causa, ottenuto la perizia del giudice e dimostrato l'errore. Il giudice ha condannato a 142.000 euro piu le spese.
Sono molto soddisfatta del lavoro eseguito dalla Dott.ssa Denise. Ho avuto un sinistro abbastanza complicato. In breve tempo mi hanno risolto il tutto e sono già stata liquidata. Molto professionali, gentili e disponibili. Consiglio vivamente.
Mi sono trovato molto bene, ti seguono su qualsiasi cosa hai bisogno. Lo consiglio.
Hai ancora dubbi sul tuo caso? Scrivici o chiamaci, la prima consulenza e sempre gratuita.
Domande frequenti
Posso chiedere i danni se l'impianto è ancora in bocca ma fa male?
Sì. Non è necessario aspettare la rimozione dell'impianto per agire. Il danno biologico può essere già presente (infezione, perdita ossea, dolore cronico) e documentabile. Anzi, agire prima che la situazione peggiori può permettere di includere anche il costo del trattamento conservativo nel risarcimento.
Quanti anni ho per fare causa al dentista?
La prescrizione in materia di responsabilità medica è di 10 anni se si agisce in via contrattuale (il contratto d'opera professionale con lo studio), e di 5 anni in via extracontrattuale. Il termine decorre da quando hai avuto conoscenza del danno e del nesso causale, non necessariamente dalla data dell'intervento. In ogni caso è meglio non aspettare: le prove si deteriorano e i testimoni dimenticano.
Ho firmato un consenso informato molto dettagliato: posso lo stesso fare causa?
Il consenso informato non copre gli errori di esecuzione. Se il dentista ti ha spiegato il rischio di perimplantite ma poi ha posizionato l'impianto in modo scorretto o non ha eseguito i controlli post-operatori, il consenso non lo protegge. Protegge solo dai rischi che si sono realizzati nonostante una tecnica corretta.
Lo studio vuole restituirmi i soldi dell'impianto per chiudere la questione. Accetto?
Dipende da quanto ti offrono e da quanto vale davvero il tuo danno. Il solo rimborso dell'impianto spesso non copre le spese future di correzione, il danno biologico e il danno morale. Prima di accettare qualsiasi offerta, fatti fare una valutazione del danno complessivo. Una firma su una quietanza chiude tutto per sempre.
Equipe Legale Gruppo Fast Risarcimenti. Oltre 25 anni di esperienza nel risarcimento danni, piu di 50 milioni di euro recuperati per i nostri assistiti. Le informazioni si basano su sentenze della Corte di Cassazione, decreti ministeriali e normativa vigente.
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