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Malasanità

Conciliazione obbligatoria nella malasanità: cosa succede prima della causa

Prima della causa per errore medico la legge impone un tentativo di conciliazione: ATP ex art. 696-bis o mediazione. Come funziona e perché spesso chiude la pratica.

GFREquipe Legale Gruppo Fast Risarcimenti 3 luglio 2026 4 min di lettura
Conciliazione obbligatoria nella malasanità: cosa succede prima della causa
Malasanità — Gruppo Fast Risarcimenti

Aggiornato a luglio 2026

Vuoi fare causa all'ospedale per un caso di malasanità? Fermati un attimo: prima del giudizio la legge ti impone un passaggio obbligato, il tentativo di conciliazione. Non è una formalità burocratica. È il momento in cui, molto spesso, la pratica si chiude davvero, con un accordo e senza anni di tribunale. Qui ti spiego come funziona, quali sono le due strade possibili, cosa succede durante il procedimento e come arrivarci preparato per non sprecare l'occasione.

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Perché la legge impone la conciliazione prima della causa

L'art. 8 della Legge 24/2017, la Gelli-Bianco, stabilisce che chi vuole agire in giudizio per responsabilità sanitaria deve prima esperire un tentativo obbligatorio di conciliazione. Senza questo passaggio la causa è improcedibile: il giudice la blocca e ti rimanda indietro.

Il motivo è pratico. I contenziosi sanitari sono lunghi, tecnici e costosi per tutti. Il legislatore ha creato un filtro che costringe le parti a sedersi attorno a un tavolo con una valutazione tecnica in mano, prima di impegnare anni di udienze. Per te che chiedi il risarcimento non è un ostacolo: è una corsia che può portarti all'accordo in una frazione del tempo di una causa.

La legge ti lascia scegliere tra due strumenti alternativi.

Le due strade: ATP conciliativo o mediazione

La legge ti lascia scegliere tra due strumenti alternativi. Il primo è l'accertamento tecnico preventivo con finalità conciliativa, l'ATP ex art. 696-bis c.p.c. Si deposita un ricorso al tribunale, il giudice nomina un collegio di consulenti (di regola un medico legale e uno specialista della materia) che visita il paziente, studia la cartella clinica e risponde ai quesiti su errore, nesso causale e postumi. Prima di depositare la relazione, i consulenti devono tentare la conciliazione tra le parti.

Il secondo strumento è la mediazione civile ex D.Lgs. 28/2010 davanti a un organismo accreditato: un mediatore facilita la trattativa tra te, la struttura e la sua assicurazione. È più rapida ed economica dell'ATP, ma non produce una perizia con il peso di un accertamento disposto dal giudice.

Quale scegliere? Dipende dal caso. Se la responsabilità è controversa e serve una valutazione tecnica autorevole, l'ATP conciliativo è quasi sempre la scelta giusta: la relazione dei consulenti nominati dal tribunale è spendibile anche nell'eventuale causa successiva. Se invece la responsabilità è già chiara e si discute solo sulla cifra, la mediazione può bastare.

Come si svolge l'ATP conciliativo in pratica

Dopo il deposito del ricorso, il giudice fissa l'udienza e nomina i consulenti. La struttura e la sua compagnia devono partecipare: la legge prevede conseguenze per chi non compare senza giustificazione, comprese ripercussioni sulle spese del successivo giudizio.

I consulenti convocano le parti, esaminano la documentazione sanitaria, visitano il danneggiato e discutono le osservazioni dei consulenti di parte. Qui si gioca la partita: il tuo medico legale di fiducia partecipa alle operazioni, contesta le ricostruzioni di comodo e porta i rilievi a tuo favore.

Se la relazione riconosce l'errore, il tentativo di accordo diventa concreto: la compagnia sa che andare a giudizio con una perizia sfavorevole significa quasi certamente perdere, e pagare anche le spese. Per questo tantissime pratiche si chiudono proprio in questa fase.

Perché la conciliazione conviene a chi chiede il risarcimento

Il vantaggio più evidente sono i tempi: un ATP conciliativo si esaurisce in genere entro un anno, contro i tempi ben più lunghi di una causa ordinaria con CTU. Poi ci sono i costi, molto inferiori, e l'assenza di alea: nessuna sentenza che può andare male, ma un accordo che firmi solo se ti soddisfa.

C'è anche un vantaggio psicologico che non va sottovalutato. Il confronto avviene su un terreno tecnico, non emotivo: la relazione dei consulenti mette nero su bianco cosa è andato storto. E se l'accordo non arriva, non hai perso nulla: la perizia resta e diventa la spina dorsale della causa.

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Se la conciliazione fallisce

Nessun accordo? A quel punto la condizione di procedibilità è soddisfatta e puoi depositare la causa di merito. La legge prevede che il giudizio vada introdotto entro novanta giorni dal deposito della relazione dell'ATP, quindi i tempi vanno gestiti con attenzione.

In giudizio partirai con un vantaggio enorme se la relazione ti dà ragione: il giudice tende a fondare la decisione proprio su quell'accertamento. Ecco perché la fase conciliativa va preparata come se fosse già la causa: quesiti giusti, documenti completi, consulente di parte preparato. Un ATP gestito male, al contrario, può compromettere tutto il percorso.

Come arrivare preparato al tentativo di conciliazione

La conciliazione premia chi arriva con il fascicolo in ordine. Prima di depositare qualsiasi ricorso servono tre cose: la cartella clinica completa, una perizia medico legale di parte che confermi errore e nesso causale, e una quantificazione seria del danno con le tabelle corrette.

Questo lavoro preparatorio è la parte del percorso completo del risarcimento per errore medico che fa davvero la differenza tra una conciliazione che chiude bene e una che si arena. Se il caso è fragile, meglio saperlo prima di spendere tempo e denaro; se è solido, meglio presentarlo in modo che la controparte lo capisca subito.

In sintesi

La conciliazione obbligatoria non è l'anticamera noiosa della causa: è il luogo dove la maggior parte dei casi di responsabilità sanitaria trova la sua soluzione. Arrivarci con perizia solida e strategia chiara significa spesso chiudere in mesi quello che altrimenti richiederebbe anni. Gruppo Fast Risarcimenti gestisce l'intero percorso con medici legali e avvocati specializzati: valutazione gratuita del caso, zero anticipi, paghi solo a risarcimento ottenuto. Contattaci prima di muovere il primo passo formale.

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Contenuto revisionato da Gabriele Marchi, Fondatore e Responsabile Editoriale. La nostra redazione di avvocati civilisti e medici legali valida ogni articolo prima della pubblicazione.

Domande frequenti

Posso fare causa per malasanità senza tentare la conciliazione?

No. L'art. 8 della Legge 24/2017 la prevede come condizione di procedibilità: senza ATP conciliativo ex art. 696-bis c.p.c. o mediazione, il giudice non può esaminare il merito della causa.

Quanto dura un ATP conciliativo?

In genere il procedimento si esaurisce entro un anno, tra nomina dei consulenti, operazioni peritali e tentativo di accordo. Molto meno di una causa ordinaria, che con la CTU può durare diversi anni.

La struttura può rifiutarsi di partecipare?

Le parti chiamate hanno l'obbligo di partecipare al procedimento. La mancata partecipazione senza giustificato motivo ha conseguenze, anche sulle spese del successivo giudizio, e di fatto indebolisce la posizione della struttura.

Se l'accordo non mi soddisfa devo accettarlo?

No. La conciliazione è volontaria nell'esito: firmi solo se la proposta ti soddisfa. Se rifiuti, resta la strada della causa, dove la relazione dei consulenti già depositata gioca un ruolo centrale.

A cura di

Equipe Legale Gruppo Fast Risarcimenti. Oltre 25 anni di esperienza nel risarcimento danni, piu di 50 milioni di euro recuperati per i nostri assistiti. Le informazioni si basano su sentenze della Corte di Cassazione, decreti ministeriali e normativa vigente.

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