Accertamento tecnico preventivo (art. 696 bis): risarcimento senza causa
C'è uno strumento che fa decidere il danno a un perito del tribunale senza fare causa: l'accertamento tecnico preventivo. Costa meno, dura meno e spesso chiude la lite.

Aggiornato a luglio 2026
L'assicurazione nega il danno, offre una miseria o dà la colpa a te. La causa civile ti spaventa, e fai bene: anni di attesa, costi, incertezza. Ma tra la trattativa fallita e la causa esiste una terza via che pochi conoscono: la consulenza tecnica preventiva dell'articolo 696 bis del codice di procedura civile, detta anche accertamento tecnico preventivo conciliativo. In pratica: un perito nominato dal giudice valuta il tuo danno prima e senza fare causa, e su quella perizia la lite spesso si chiude. Vediamo quando conviene e come funziona.
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Cos'è la consulenza tecnica preventiva
L'articolo 696 bis permette di chiedere al giudice, prima di iniziare qualsiasi causa, la nomina di un consulente tecnico d'ufficio che accerti e quantifichi il danno: le tue lesioni, il nesso con l'incidente o con l'errore medico, i punti di invalidità.
La differenza rispetto a una perizia di parte è il peso: il consulente del giudice è terzo, non pagato da te né dall'assicurazione, e la sua relazione ha un'autorevolezza che nessuna perizia privata raggiunge. La differenza rispetto alla causa è la velocità: niente istruttoria completa, niente anni di udienze, si va dritti alla questione tecnica che decide la pratica.
Il 696 bis nasce con una missione scritta nel nome: la composizione della lite.
L'obiettivo vero: conciliare, non litigare
Il 696 bis nasce con una missione scritta nel nome: la composizione della lite. Il consulente, depositata la valutazione, tenta la conciliazione tra le parti. E qui succede la cosa interessante: quando un perito del tribunale ha messo nero su bianco che il danno c'è e vale una certa cifra, l'assicurazione perde ogni convenienza a resistere.
Andare a giudizio contro una consulenza tecnica già depositata significa quasi certamente perdere, pagando in più le spese legali. Per questo moltissime pratiche si chiudono con un accordo subito dopo il deposito della relazione: la perizia sposta i rapporti di forza, e la compagnia che offriva briciole torna al tavolo con numeri seri.
Quando conviene usarlo
Il terreno ideale è la lite tecnica: l'assicurazione contesta i punti di invalidità, nega il nesso causale, sostiene che le tue lesioni sono preesistenti o esagerate. Qui la parola decisiva spetta comunque a un medico legale, e tanto vale che sia quello del tribunale, subito.
È prezioso anche nella responsabilità sanitaria: per la legge Gelli-Bianco il tentativo obbligatorio prima della causa può essere proprio l'accertamento tecnico preventivo, in alternativa alla mediazione. In ambito malasanità la consulenza viene affidata a un collegio con medico legale e specialista della disciplina: esattamente le competenze che servono per inchiodare un errore medico alle sue responsabilità.
Quando invece la lite è sulla dinamica dei fatti, chi ha passato col rosso, chi dice la verità tra due versioni opposte, lo strumento aiuta meno: lì servono testimoni e prove, materia da causa ordinaria.
Come si svolge, passo dopo passo
Si parte con un ricorso al tribunale, redatto da un legale, che espone i fatti e chiede la nomina del consulente. Il giudice fissa l'udienza, nomina il CTU e assegna i quesiti: accertare le lesioni, il nesso causale, quantificare i postumi.
Poi arrivano le operazioni peritali: la visita medico legale, a cui partecipa anche il tuo consulente di parte e quello dell'assicurazione, l'esame dei documenti sanitari, le eventuali osservazioni scritte. Il CTU deposita la relazione e formula il tentativo di conciliazione. Se le parti accettano, l'accordo viene verbalizzato e ha efficacia di titolo esecutivo: carta che vale come una sentenza. Se la conciliazione fallisce, la relazione resta acquisita e utilizzabile nella causa successiva: non hai buttato tempo, hai costruito la prova.

Tempi e costi rispetto alla causa ordinaria
Una consulenza preventiva si esaurisce in genere in una frazione del tempo di una causa: mesi contro anni. I costi principali sono il compenso del CTU, anticipato secondo le decisioni del giudice, il tuo consulente di parte e l'assistenza legale: complessivamente molto meno di un giudizio completo, e con la prospettiva concreta di chiudere alla prima curva.
Il rapporto costi-benefici va valutato sul singolo caso: per danni molto piccoli la trattativa stragiudiziale ben condotta resta la via maestra, mentre per lesioni significative contestate dalla compagnia il 696 bis è spesso l'investimento più redditizio dell'intera pratica.
Gli errori da evitare
Primo: arrivare alla visita peritale senza consulente di parte. Il CTU è terzo, ma il contraddittorio tecnico esiste per un motivo: l'assicurazione il suo medico lo manda sempre, e le osservazioni di un buon consulente di parte incidono sulla relazione finale.
Secondo: presentare documentazione sanitaria incompleta o disordinata, costringendo il perito a valutare al ribasso ciò che non è provato. Terzo: usare lo strumento a casaccio, quando la lite non è tecnica ma sui fatti. La scelta dello strumento giusto al momento giusto è esattamente il tipo di decisione che distingue una pratica gestita bene da una gestita male.
In sintesi
L'accertamento tecnico preventivo dell'articolo 696 bis è lo strumento che trasforma una trattativa bloccata in una perizia del tribunale, con tempi e costi lontani da quelli di una causa e un tasso altissimo di definizione della lite. Il segreto è arrivarci preparati: documentazione completa e un consulente di parte all'altezza. Gruppo Fast Risarcimenti valuta gratuitamente se il tuo caso è da 696 bis e ti affianca con i propri medici legali e legali convenzionati: nessun anticipo, si paga solo a risarcimento ottenuto.
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Domande frequenti
Il 696 bis è una causa?
No. È un procedimento che precede l'eventuale causa: il giudice nomina un consulente tecnico che accerta e quantifica il danno e poi tenta la conciliazione. Se l'accordo riesce, tutto si chiude lì con un verbale che vale come titolo esecutivo. Se fallisce, la perizia resta utilizzabile nel giudizio successivo.
Quanto dura un accertamento tecnico preventivo?
In genere alcuni mesi tra deposito del ricorso, nomina del consulente, operazioni peritali e relazione finale: una frazione dei tempi di una causa ordinaria. Molte pratiche si chiudono con l'accordo subito dopo il deposito della perizia, perché a quel punto resistere non conviene più a nessuno.
Serve anche per i casi di malasanità?
Sì, ed è anzi uno dei suoi terreni principali: per la legge Gelli-Bianco il tentativo obbligatorio prima della causa sanitaria può essere proprio l'accertamento tecnico preventivo, in alternativa alla mediazione. La consulenza viene affidata a un collegio con medico legale e specialista della materia.
E se l'assicurazione non accetta la conciliazione dopo la perizia?
La relazione del consulente resta acquisita e verrà utilizzata nella causa, dove una perizia del tribunale già favorevole a te rende la posizione della compagnia molto fragile, anche sul piano delle spese legali. Nella pratica, davanti a una CTU chiara, la maggior parte delle liti si chiude prima.
Posso fare il 696 bis da solo, senza assistenza?
Il ricorso richiede un legale, e alla visita peritale è essenziale un medico legale di parte che dialoghi con il consulente del giudice e ribatta a quello dell'assicurazione. Presentarsi da soli significa lasciare il contraddittorio tecnico in mano alla controparte.
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